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Every long marriage has two hearts, one light and one dark. Here again is the dark heart of theirs. La protagonista di questo romanzo di Stephen King datato 2006 è Lisey (dopo le prime duecento pagine ho smesso di chiedermi come si potesse mai pronunciare), vedova dello scrittore di successo Scott Landon –ancora una volta, proiezione letteraria dello stesso King. Nonostante siano passati due anni dalla morte del marito, Lisey sembra ancora bloccata nel lutto, incapace di tornare ad una vita piena, non ancora pronta a staccarsi dalla figura...

  Non importa chi tu sia -che ci creda o no arriverà un giorno in cui vedrai un tuo collega che non sta producendo quanto produci tu e lo guarderai con astio, rimprovero un cupo borbottìo da bambino deluso e un senso di terribile ingiustizia Arriverà il giorno in cui saprai qualcosa che gli altri ancora non sanno ma non la dirai ai nuovi arrivati né ai colleghi di una vita per non farti superare per poter essere il primo -e li guarderai scuotendo la testa e stando bene attento a non farti scoprire Arriverà il giorno in cui guarderai al tuo capo come si guarda a un padre severo e farai di tutto per un suo sorriso una sua parola buona la sua attenzione e cercherai di...

  Ho sempre trovato struggente (sì, oggi è uno di quei post lì) il finale strumentale della “Smisurata preghiera” di Fabrizio De Andrè. Tutta la canzone lo è, e il testo è uno dei più riusciti di Faber (e che mi ha costretto a leggere tutta la trilogia di Alvaro Mutis su Maqroll il Gabbiere, che qua e là, con rispetto a Fabrizio, concilia parecchio il sonno). La frase “Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria/ col suo marchio speciale di speciale disperazione” è da tatuare sull’anima di tutti noi, poveri...

  Il caro leader arrivò puntuale strinse mani andando verso il palco lo accolse un boato mani che battevano occhi in attesa il caro leader si avvicinò con modestia al microfono fece una battuta per rompere il ghiaccio tutti risero anche se non l’avevano capita -più simpatico dell’ultimo leader meno del prossimo- il caro leader disse che non era mai stato così lontano da casa disse che eravamo fortunati ad avere quel cielo blu -nel pubblico c’erano i bambini di una scuola e per il resto, perlopiù anziani- il caro leader si mise a scherzare con i bambini loro ridevano ce l’aveva nel sangue tutti si sentirono rassicurati ad averlo come leader nessuno fece domande qualcuno salì sul palco a consegnargli dei...

Cosa si ottiene a mettere insieme “Il signore delle Mosche” di Golding, le solite atmosfere post-apocalittiche, e uno degli scrittori più sopravvalutati del panorama letterario nostrano? Un successo commerciale del 2015, of course. Sento parlare di crisi editoriale praticamente da quando ho imparato a leggere. Immagino ci siano una serie di cause (non ultime quelle sociali e culturali) che siano difficili da isolare, e che fanno tutte parte del problema. Di sicuro c’è che, fintanto che continueremo a comprare libri solo affidandoci ai grandi nomi (che ormai, sempre più spesso sono...

Prima dei racconti e di “Latinoaustraliana”, la poesia è stata a lungo la mia forma espressiva preferita perchè, come disse qualcuno, “la poesia dice troppo in poco tempo, il romanzo dice poco e ci mette una vita”. La scuola non me l’aveva fatta amare e, come molti, spesso pensavo di “non capirla”, che fosse qualcosa di troppo lontano, un gioco di parole e poco altro. Per questo decisi di scrivere delle poesie che non sembrassero nemmeno fatte di versi e termini astratti, ma che fossero pezzi di vita...

Quando mi trasferii in Australia per la prima volta, nel 2007, e vivevo di lavoretti faticosissimi e incertezza assoluta, mi resi conto che esisteva un numero impressionante di ragazze e ragazzi italiani che stavano vivendo la mia stessa esperienza, e di cui non si sapeva praticamente niente. Per questo motivo decisi di ritagliarmi un po’ di tempo alla sera, quando tornavo dopo aver servito ai tavoli o raccolto frutta o scaricato casse, e mettermi a scrivere di questi ragazzi, ignorati dal loro Paese e messi a dura prova...

A vent’anni vivevo tra Roma e la Sicilia ed ero simile a molti altri ventenni: confuso, arrabbiato, affamato e insoddisfatto. Mentre il mondo contava i giorni alla fine della mia giovinezza, pronto a riscuotere tutti gli arretrati, sentivo che c’era sempre meno posto per quelli come me. Cercai un rifugio tra le pagine dei libri che leggevo, ma era come se stessero sempre descrivendo qualcos’altro. Tra tutte quelle parole, non ce n’era nessuna che parlasse di noi, di come ci sentivamo, di come vivevamo, sognavamo e fallivamo. Decisi così...

  A casa ci preparammo per la serata. Non avevo buon feeling col cenone della vigilia. Mi era sempre sembrato la forma di tortura più assurda, costosa e masochista che ci fossimo inventati per le feste. In Australia, scoprii, ognuno faceva quel che cazzo gli pareva. I ragazzi se ne andavano nei pub – che per l’occasione organizzavano mega feste alcoliche. I genitori restavano a sbronzarsi a casa. Ah, lo spirito natalizio. Io, Skye e Valerio andammo al Salty Hotel. Era l’evento più grande di tutta la zona. Si diceva che arrivavano...

  Che poi, a dirla tutta, io qui nemmeno ci volevo venire. È stato solo per necessità. Sì vabbè, l’idea romantica del Paese dall’altra parte del mondo, il sole, i canguri, le stagioni al rovescio e tutte quelle cose lì. Ma se fosse dipeso da me, qui non ci avrei mai messo piede. Quando le cose hanno smesso di dipendere da me? Mi trovavo bene dov’ero. Lì sulla Tiburtina, chi mi veniva a prendere? Stavo come un re. Mi ero riuscito a laureare in tempo, pure se di soldi non ce n’erano mai...