Quando piove, diluvia
Cosa succede quando arriva un brutto imprevisto a scombinarci le carte, mandando all’aria un equilibrio ormai raggiunto nella vita? E che cosa accade quando, a questo primo guaio, se ne aggiunge subito un altro, senza attendere che possiamo riprender fiato?
Ed infine: se tutto questo capita quando vivi dall’altra parte del mondo rispetto a casa, come cambiano le cose?
Questi sono stati gli spunti che mi hanno portato a ricominciare a scrivere, in un momento di grave crisi. Ero mosso da motivi personali, ovviamente, ma pian piano ho cominciato a farmi guidare dalle tante storie di chi mi stava intorno, e poi dai dolori di cui ero testimone ogni giorno nel mio lavoro di terapeuta.
È così che, senza alcun piano prestabilito se non un gran maldipancia da tirar fuori, ha cominciato a prendere forma “Quando piove, diluvia”, il mio secondo romanzo -iniziato ancor prima che “Latinoaustraliana” fosse pubblicato.
Per 8 anni il libro è rimasto nel mio cassetto, arricchendosi o perdendo pezzi, finchè all’improvviso ha trovato un finale che ha reso quel maldipancia privato un maldipancia universale, passando da uno sfogo personale ad una storia in cui tanti avrebbero potuto identificarsi.
Quello che ne è venuto fuori è un libro che vede un Mattia Pascà più maturo ma certo non risolto, che affronta guai più grandi di lui in una Sydney che gli cambia sotto gli occhi, parlando direttamente a tutti coloro che hanno avuto perdite e naufragi inaspettati nella loro vita (e chi non ne ha avuti?), che siano delusioni d’amore o problemi di salute più o meno seri.
Parla a chi deve ricostruire con coraggio una vita che è stata mandata all’aria -e che magari, dopo la tempesta, una volta asciugata, magari si è anche arricchita.
Parla a chi conosce bene la tempesta, e anche a chi la sta affrontando per la prima volta.
Parla a chi vive lontano quando la tempesta arriva, e deve capire come cavarsela in un ambiente in cui non è un novellino ma nemmeno un locale.
Parla a chi si chiede cosa ci sia dopo la tempesta, come se ne esca, e che segni lascia.
È una storia che riprende protagonista e temi di “Latinoaustraliana” senza esserne necessariamente un seguito, ma anzi partendo da una prospettiva molto diversa, più in là negli anni.
Una storia di cui sono orgoglioso, in cui mi sono messo in gioco aggrappandomi solo alle parole e alle persone intorno a me.
Buona lettura e buona tempesta.
Ci si vede all’arcobaleno.

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