L’inverno di Sydney (estratto da “Quando piove, diluvia”)

 

All’inverno di Sydney, nessuno ti prepara mai.

Ti raccontano delle spiagge, dell’oceano, dei grandi parchi, delle feste. Nessuno ti dice cosa viene dopo tutte queste cose. Nessuno ti prepara mai per quando viene il freddo.

E arriva anche qui, nel luogo in cui uno si immagina un’estate perenne. È proprio per quell’immagine lì, da film della domenica pomeriggio che amavi da ragazzo, che l’inverno ti coglie quasi di sorpresa e sembra sempre una gran fregatura. Non è neanche lontanamente rigido come altrove, ma nemmeno scherza. Ti entra nelle ossa, ti spinge a tirare fuori quei pochi maglioni che hai messo in valigia insieme ai troppi costumi. Soprattutto, fa vacillare per la prima volta quell’immagine di Australia che fino a quel momento ti ha protetto da tutto, anche dalle distanze.

Non ci trovi niente da ridire sul Natale al mare e l’afa a gennaio. Ti senti come se fossi stato fortunato, come se avessi saltato un giro. Ma tutto questo si paga.

E quando arriva giugno, col vento sferzante e le piogge gelide, la distanza da casa ti colpisce improvvisamente. Quella che era una simpatica stranezza a dicembre, diventa uno schiaffo di realtà ad agosto. D’inverno capisci che casa, così lontana, non potrà riscaldarti lì dove sei, e che te ne servirà un’altra per tirare avanti.

L’inverno porta il conto per un’estate che ti sembrava fosse compresa nel biglietto di sola andata. E mentre gli aussies girano ancora temerariamente in maglietta e pantaloncini, come a voler negare che possa esistere più di una stagione nella loro amata terra, tu cominci a capire che anche in paradiso si può finire per tremare.

Marco Zangari © 2026

(Estratto da “Quando piove, diluvia“, pubblicato da Nativi Digitali Edizioni, disponibile in cartaceo e digitale su Amazon, Google Play, Kobo e tutte le altre piattaforme. Trova altre informazioni qui)

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