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Je t’aime (racconto)

 

Il mondo era rimasto senza amore.
Le persone continuavano a fare sesso e a riprodursi, ma non come prima. Andare a letto con qualcuno era una questione tecnica, di carattere squisitamente medico come un esame dal proctologo, e come tale non se ne parlava in giro. Lo facevi perchè dovevi, poi tornavi alla tua vita di sempre. Al posto di unioni e matrimoni c’erano individui che interagivano tra l’altro, in maniera più o meno cordiale, ma con una freddezza di fondo giustificata dal fatto che “così sono tutti”. Le pulsioni sessuali erano tutt’altro che scomparse, ma erano state ghettizzate e umiliate a livello mondiale. Per questo uomini e donne si univano senza sentimenti, e i loro incontri avevano più a che fare con l’idraulica che altro.
Naturalmente c’era chi non la pensava così. Ogni tanto qualcuno si spingeva fino a dire che stava in coppiacon qualcun altro. Il trattamento che ricevevano era simile a quello riservato alle coppie dello stesso sesso in alcune parti del nostro mondo: venivano trattate con scherno, dileggiate, se non quando erano viste con aperta ostilità e disgusto da parte del resto della comunità. Erano fenomeni sporadici, che raggiungevano i giornali sono nelle sezioni di folklore, come segno del dissipamento dei valori antichi. I capi di Stato facevano leggi per ostacolarli –quando non li perseguitavano più o meno direttamente- e le vecchiette cambiavano strada e pregavano forte se solo ne intravedevano una. Esperti venivano interpellati nei talk show per capire come fosse possibile una cosa così contronatura come l’amore, mentre il pubblico da casa mandava via sms tutto il proprio sdegno. Il comitato a difesa dei figli (non esistevano più famiglie) protestava dicendo che vedere l’amore in tv potesse influire negativamente sulla mente ancora vulnerabile dei ragazzi. Le varie religioni si erano tutte, per una volta unanimente, schierate contro questo abominio.
Esisteva, tuttavia, la libertà d’espressione (sebbene non ovunque, e in gradi diversi anche all’interno dello stesso Paese), così dell’amore si continuava a parlare, anche se a mezza bocca. Qualche coppia si affacciava qui e lì nel mondo –qualche volta in maniera aperta, più spesso in forma clandestina. Tra le prime, c’era quella composta da Julia e Jim.

Julia e Jim vivevano a Parigi, e tra tutte le coppie di cui si era a conoscenza, la loro era sicuramente la più esposta. Avevano cominciato a farsi notare nei social network. Era comparsa una foto di loro due insieme, e Julia ne fece la sua foto profilo. Piano piano spuntarono altre foto. A San Valentino –una ricorrenza alla quale nessuno badava più da tempo- Jim aveva scritto sulla pagina di Julia una breve frase che nessuno sentiva più.
Je t’aime.
In un’epoca in cui è facile diventare eroi per un giorno, ed è altrettanto facile essere condannati per sempre, quelle parole ebbero l’effetto di una bomba. Gli utenti si divisero tra sostenitori e detrattori. Julia e Jim furono sommersi da manifestazioni di sostegno e minacce di morte. Questo spinse Julia e Jim a creare una loro pagina. Quasi istantaneamente, questa iniziativa venne etichettata come esibizionismo provocatorio fine a se stesso. In molti pensarono agli ennesimi truffatori che facevano finta in cambio di popolarità e soldi.
Intervistati sull’argomento dai principali giornali e talkshow di tutto il mondo, Julia e Jim non si scomponevano più di tanto. Apparivano mano nella mano in tutte le foto, sorridenti. Dicevano che non facevano niente di male, anzi.
“É la cosa più naturale e bella che ci sia mai successa” disse Jim.
“É vero” confermò Julia.
I giornalisti storcevano il naso e li tempestavano di domande: non sarà mica tutta una mossa pubblicitaria? Non era forse vero che erano stati contattati da uno sponsor milionario? E soprattutto: se era una cosa naturale e privata, perchè esibirla davanti al mondo? A cosa puntavano? Che beneficio potevano mai trarne?
Julia e Jim si guardavano, sorridevano e poi rispondevano, prima l’uno e poi l’altra:
Noi crediamo nell’amore. Crediamo nel nostro amore, certo, ma crediamo anche nell’amore in generale. So che nessuno ci crede più, ma nonostante questo, noi la sentiamo come una cosa naturale, pulita e necessaria, non certamente qualcosa di cui vergognarsi. Veniamo attaccati dai rappresentanti di Governo, che ci dicono che l’amore non è riconosciuto giuridicamente da secoli, perchè ritenuto “diverso”. Ma diverso da cosa? Chi dà loro il diritto di stabilire cosa è giusto e cosa no?
Veniamo attaccati dai leader delle Religioni, dicendo che ciò che facciamo è contronatura e non accettabile in una società moderna. Fanno affermazioni di carattere materiale, concreto, eppure costruiscono la loro fede sull’invisibile e sull’intangibile. Non giudico il loro dio, perchè loro devono giudicare il nostro amore?
Perchè farlo in pubblico, perchè la pagina Facebook e le nostre apparizioni in tv?
Abbiamo risposto prima: perchè crediamo nell’amore. Crediamo nella possibilità che, un giorno, saremo liberi di poter essere una famiglia, senza doverci nascondere. Crediamo fermamente di non essere i soli a crederci ancora, e vogliamo far capire che non c’è niente di immorale o deviato o sbagliato. Non più del seguire una legge ormai datata o controsenso, o del credere in un’entità impossibile da vedere.
Poi si guardavano in silenzio, e in quel silenzio sembrava di scorgere un segreto impenetrabile al mondo intero, espresso in una lingua straniera che solo loro avrebbero potuto decifrare.
Julia e Jim continuarono ad essere visti a metà tra dei fenomeni da baraccone e degli istigatori. Politici e uomini di Chiesa continuarono a condannarli. La loro pagina venne oscurata in alcuni Paesi. In loro difesa accorsero alcuni intellettuali (molti preferirono non esporsi), diverse organizzazione che mirano a proteggere i diritti di espressione e molti, moltissimi ragazzi in tutto il mondo.
Mediaticamente, Julia e Jim ebbero momenti altalenanti. Nonostante il loro sito avesse sempre migliaia di contatti, il loro gradimento era più che modesto. La gente leggeva di loro sui giornali, e i giornali riportavano sempre la loro storia in maniera diversa. Si diceva che Julia e Jim erano dediti a ogni tipo di perversione sessuale, che facevano parte di una montatura, perfino che appartenevano allo stesso sesso e quello non era altro che uno scherzo ben congegnato. Persone che non avevano mai conosciuto l’amore, passavano il loro tempo a scrivere commenti pieni di odio, a volte fino alla violenza.
Sentimentalmente, Julia e Jim non ebbero mai flessioni. Si amavano ed erano felici insieme. Si diceva che sarebbe uscito presto un libro che raccoglieva tutte le email che si erano spediti negli anni. La raccolta si sarebbe chiamata Je t’aime. Si vociferava, addirittura, che Jim avrebbe chiesto a Julia di sposarlo proprio dopo l’uscita del libro.
Il libro, però, non uscì mai.
Una mattina di febbraio, due uomini e due donne, vestiti in maniera normale e senza tratti particolari, si presentarono al condominio dove Julia e Jim vivevano insieme a Parigi già da qualche mese. La portinaia, stanca del viavai di gente che passava di lì e infastidita dalle minacce scritte sul muro di fronte, non badò troppo a loro. Indicò l’appartamento di Julia e Jim. I quattro salirono le scale, scassinarono la porta, entrarono e trovarono Julia e Jim che dormivano abbracciati. Spararono diversi colpi col silenziatore. Julia e Jim non aprirono mai gli occhi, come se fossero rimasti a dormire, intrappolati in un sogno dal quale non esisteva uscita.
I quattro tornarono di sotto, salutarono allegramente la portinaia, montarono in macchina e sparirono per sempre. Solo a tarda sera fecero pervenire alla tv francese un comunicato scarno, che firmarono definendosi “Armata dei Valori”. Nel breve comunicato, dissero che finalmente l’offesa arrecata dall’amore di Julia e Jim era cessata.
La notizia della morte di Julia e Jim fece rapidamente il giro del mondo. La polizia si lanciò all’inseguimento con un enorme spiegamento di forze, ma gli attentatori non furono mai trovati. Ovunque giornali e tv raccontavano la storia dei due sfortunati amanti, del loro tormentato sentimento. Gli intellettuali (stavolta tutti) si schierarono contro questo vile atto, condannandolo senza mezzi termini. Lo stesso fecero i rappresentati dei vari Governi e i capi delle varie Chiese. Nelle ore successive al doppio omicidio, il mondo sembrò compattarsi nella condanna di questo gesto e nella rivalutazione positiva della vita dei due ragazzi. Tutti coloro che li avevano derisi, offesi, isolati e umiliati, ora ne parlavano in maniera accorata. Sembrava che tutto fosse perdonato, e che si ricominciasse davvero a parlare di amore. Il mondo intero visse quella tragedia come un attacco che non riguardava solo Julia e Jim. Il messaggio che passava dalla tv e dai giornali era: per quando discutibile, ognuno dovrebbe essere libero di vivere come preferisce. Perfino se si innamora.
Fu indetta un’enorme manifestazione di piazza a difesa, appunto, della libertà di amare. Tutti indossarono magliette con la scritta Je t’aime, o i volti di Julia e Jim racchiusi in un cuore stilizzato. La manifestazione fu un successo planetario. Tutti i capi di Stato e religiosi parteciparono compatti, rilasciando dichiarazioni piene di speranza. A manifestazione finita, fecero una foto di gruppo e poi tornarono ognuno al proprio Paese, continuando, in maniera meno evidente ma non meno decisa, la propria guerra all’amore tramite leggi, divieti ed embarghi.
L’ondata mediatica fu comunque degna di nota. In milioni fecero girare le scritte Je t’aime e il volto dei due innamorati. Le coppie di tutto il mondo resero loro omaggio, facendo delle foto abbracciati e scrivendo sopra Je t’aime.

Passata la concitazione dei primi momenti, cominciarono a venir fuori le critiche. Quel Je t’aime, per esempio: ok, valeva per loro, ma a me cosa importa? In molti si tirarono fuori da una lotta per una libertà che ritenevano poco importante, e che non li riguardava direttamente.
Molto spesso si cominciavano le frasi con: “Quello che è successo è terribile e da condannare, ma…”
Ma.
C’erano mondi interi dietro quel ma, universi di significati, di simboli, di intepretazioni, di sottomissioni. Dire Je t’aime faceva tanto alla moda, indubbiamente, ma sottintendeva anche alla Libertà, quella maiuscola.
Quel ma riportava tutto al minuscolo.
Molti cominciarono prima ad alludere, e poi a esprimerlo in maniera via via più esplicita, che Julia e Jim se l’erano cercata. Va bene, forse non meritavano di morire (forse). Ma allora perchè doverlo esibire? Perchè doverlo dire a tutti? Non potevano farlo in maniera discreta, tra le quattro mura di casa?
Loro provocavano, e quando provochi prima o poi finisce male. Se ti abbracci così davanti a tutti, devi aspettarti un cazzotto prima o poi. Non si fa, no, e loro lo sapevano benissimo.
Che cattivo gusto amarsi così.
Poi secondo me stavano insieme solo per farci soldi. Vedrai ora, vedrai… la famiglia ha organizzato una mostra delle loro foto, col ricavato in beneficenza? Che ti dicevo? La conosco bene io, quella beneficenza.
E poi a me Julia e Jim non piacevano neppure.
Due giovani erano morti perchè si amavano, ma a qualcuno sembrava quasi giustificabile per il motivo più gettonato di tutti: non ci piacevano.

Il libro Je t’aime uscì una settimana dopo e fece record di vendite. Gli incassi andarono a favore delle coppie discriminate (nonostante molti ancora sostenessero che era un modo per specularci sopra delle famiglie).
Ovunque vi furono discorsi e appelli, tante coppie vennero allo scoperto, così come fecero sentire la loro voce coloro che si opponevano fermamente all’amore. Il loro messaggio era: se la maggioranza di noi non vuole l’amore, allora nessuno deve volere l’amore.
Dibattiti, inserti speciali, fiaccolate, veglie…

Due mesi dopo, Julia e Jim facevano parte della cronaca. Il loro caso restava insoluto. Nonostante le buone intenzioni, i Capi di Stato continuarono a legiferare contro l’amore, mentre i leader religiosi seguitarono a condannarlo.
Tutti pensavano che quella di Julia e Jim fosse solo una questione privata.
Nessuno poteva sapere di un messaggio scritto da Jim a Julia pochi giorni prima del loro omicidio, e che era andato perduto insieme a tutto il resto. In quel messaggio c’era il perchè dei loro silenzi, impenetrabili a tutti gli altri.
Jim aveva scritto: “A volte mi pento di tutto questo, di aver esposto me e te al baccano, al giudizio, ai continui attacchi. In quei momenti, cerco di ricordare perchè abbiamo cominciato. Perchè un giorno noi possiamo essere liberi di amarci così come gli altri sono liberi di non-amare. Liberi di poter insegnare nostro figlio ad amare. Qualche volta temo per noi tre. Se dovesse succedere qualcosa a voi due, impazzirei. Spero… non so più cosa spero. Forse che tutto questo, alla fin, sia servito a qualcosa”.
Nessuno seppe mai che Julia era incinta.
Le lapidi dei due amanti furono posizionate vicine, in un cimitero di periferia. Una folla commossa, partecipe, visitò le tombe nelle prime settimane dopo la morte. Calpestavano le foglie morte, tenendosi per mano in un mondo che ha ancora bisogno di vittime per svegliarsi dal suo sonno. Quando succede, però, non resta mai sveglio a lungo.
Nei mesi successivi il loro numero diminuì. Qualcuno resisteva alle intemperie, al fatto che si parlasse d’altro. Gruppetti esigui, poi qualche coppia ogni tanto.
Alla fine, non restò più nessuno.

 

Marco Zangari © 2015
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